Musicultura: ecco i due primi vincitori
Il bolognese Cristian Grassilli, con "Sotto i portici di Bologna",
ed il recanatese Maurizio Minestroni, in arte Mines, con "Caldi
estivi", sono i primi due vincitori dell'edizione 2008 di
Musicultura: hanno convinto il pubblico di Radio 1, che li ha
scelti tra i sedici finalisti del concorso.
I nomi di Cristian Grassilli e Mines sono i primi ad aprire la
lista degli otto vincitori, che proseguiranno la gara e
giungeranno allo Sferisterio per esibirsi nel corso delle serate
finali del 13, 14 e 15 giugno, insieme ai big della musica e della
poesia. Oltre trentacinquemila le telefonate registrate in questi
due mesi con il televoto, tre i turni eliminatori che i vincitori
hanno dovuto superare, sei le trasmissioni impegnate nella
promozione e nella diffusione di queste giovani proposte firmate "Musicultura".
Sommato il voto del pubblico a quello delle giurie universitarie
di Camerino e Macerata, Mines ha ottenuto il 31,39% dei consensi e
Cristian Grassilli il 25,06; hanno preceduto Tomaso Romani
(Udine), che ha registrato il 22,59 e Giacomo Barbieri (Bologna)
con il 20,96.
"Sotto i portici di Bologna" di Cristian Grassilli e' un dipinto
malinconico e delicato della citta' felsinea, una variopinta tela
dove si trova la vita di una citta' pennellata senza enfasi o
clamore, in un'avvolgente atmosfera soft. "Caldi estivi" di Mines
sembra una hit pronta per l'estate: ironica e irriverente, segna
un passo in avanti per l'artista recanatese che nel 2005, giunto
finalista al concorso, aveva avuto uno stop nella prosecuzione
della gara proprio in quest'ultima fase.
A Grassilli e Mines si aggiungeranno presto altri sei vincitori,
scelti uno dai lettori del Radiocorriere Tv, attraverso un
apposito tagliando di voto, e cinque dal comitato artistico di
garanzia, composto da Claudio Baglioni, Franco Battiato, Edoardo
Bennato, Luca Carboni, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Niccolo'
Fabi, Lucio Dalla, Teresa De Sio, Tiziano Ferro, Giorgia, Dacia
Maraini, Alda Merini, Gino Paoli, Vasco Rossi, Teresa Salgueiro,
Michele Serra, Daniele Silvestri, Patrizia Valduga, Ornella Vanoni,
Roberto Vecchioni, Sandro Veronesi, Antonello Venditti, Mario
Venuti, Valentino Zeichen.
Tutti i nomi dei vincitori di "Musicultura" verranno resi noti il
prossimo 3 giugno, nel corso della presentazione ufficiale
dell'evento 2008 e di un concerto live in programma in via Asiago
a Roma, che sara' trasmesso in diretta su Radio Uno Rai.
Fonte: AGI
http://www.agi.it/ancona/notizie/200805161649-cro-r012484-art.html
Fabrizio Emigli
Fabrizio Emigli, finalista di
Musicultura 2008
Cantautori italiani:
Fabrizio Emigli
Intervista a Fabrizio Emigli finalista di MUSICULTURA 2008,
interprete autore e compositore romano attivo sulla scena musicale
italiana da molti anni. Ha suonato al Folkstudio di cui è stato
direttore artistico dello spazio giovani. Il suo eclettismo l’ha
portato anche a comporre i testi in italiano per numerosi film:
“La fabbrica di cioccolato”, “La sposa cadavere”, “Bifore Sunset -
Prima del tramonto”. Ha fondato una rivista letteraria
“Mentelocale” ed associazioni culturali (“Sopra c’è gente”), ha
scritto e condotto programmi radiofonici per emittenti private
locali, ha interpretato jingles televisivi e radiofonici per Rai e
Mediaset. E’ stato ospite nei concerti di colleghi illustri, da
Edoardo De Angelis e Mimmo Locasciulli a Claudio Baglioni.
Fabrizio, che significa
per un artista essere uno dei finalisti di un premio così
prestigioso come MUSICULTURA?
Durante la prima fase
live e in quella polimediale, ho avuto la netta sensazione che a
Musicultura si lasci veramente spazio alle canzoni, agli autori,
ai musicisti e agli interpreti. Sembra banale e scontato
sottolinearlo ma mi è capitato spesso di essere catapultato in
manifestazioni canore, musicali e di sentirmi scollato, scollegato
e fuori luogo. Da lontano ho seguito la crescita di interesse
intorno al Premio (ex Recanati) nei tanti anni di vita ed ora ho
la certezza che è il posto ideale, la cornice più giusta per poter
raccontare le proprie storie.
Come si svolge il tuo
lavoro di composizione, preferisci partire dai testi o dalla
musica?
Ho blocchetti di
appunti sparsi in vari cassetti, con frasi riportate
disordinatamente, con sensazioni, titoli di potenziali canzoni, a
volte schizzi indecifrabili… di solito è da questo groviglio che
nascono i primi abbozzi di canzone. La musica, di solito, ci si
attacca da sola, arriva come un’onda inaspettata insieme alla
netta sensazione che sia questa e nessun’altra la vestizione più
giusta per poter raccontare al meglio la storia.
Cosa ti piace ascoltare,
che tipo di ascoltatore sei?
Sono sempre stato un ascoltatore curioso e disordinato.
Preferisco, chiaramente, la sintesi magica che c’è nella
forma/canzone. Mi appare sempre come un miracolo la miscela
perfetta di musica, parole, significato, arrangiamento,
interpretazione ed emozione che può nascondersi dietro quei
pochissimi minuti (mi viene in mente Azzurro, Pezzi di Vetro,
Imagine…ma ne citerei altre migliaia almeno). Sui miei scaffali,
però, gli artisti di cui non ho perso un solco, una traccia, una
frase sono gli immancabili Gaber, De Andrè, De Gregori e Fossati,
Brad Mehldau e Rufus Wainwright (oggi il più grande di tutti,
secondo me), e per tenere in forma il muscolo cardiaco e la testa
Elvis Costello in tutte le sue forme.
Nei tuoi progetti spesso
lavorano molti musicisti con caratteristiche diverse, è una cosa
voluta?
Oltre ad avere avuto
e ad avere ancora con quasi tutti loro un rapporto di amicizia,
sperimentato sulle tavole polverose o tirate a lucido dei tanti
palchi calcati insieme, mi piace stare ad osservare quali reazioni
chimiche possano verificarsi mettendo insieme le diverse culture
musicali, i diversi modi di far musica e nel mettersi a
disposizione verso un aspetto della musica da molti, erroneamente
secondo me, ritenuta poco nobile che è appunto la “canzonetta”.
I cantautori emergenti
spesso sono costretti a subire paragoni con i loro colleghi più
noti, tu come ti poni di fronte a questa cosa?
Il pubblico ha sempre avuto bisogno di fare paragoni e confronti,
credo che tranquillizzi, metta l’anima in pace. Son convinto che,
specialmente le giovani leve, debbano fregarsene dei confronti e
innanzitutto non avere la tentazione di emulare o copiare i
colleghi più noti. Normale all’inizio avere riferimenti. Solo la
curiosità e l’ascolto di moltissime cose diverse fra loro possa
aiutarli a non diventare la brutta copia di uno solo (purtroppo è
un momento in cui pullulano le cover band e i locali ne fanno una
insana richiesta, secondo me). Ci vuole più coraggio e
collaborazione.
Che differenza c'è fra il
tuo nuovo cd STELLE IN ECCEDENZA rispetto al precedente DENTRO UN
NUOVO DISORDINE?
Il CD precedente arrivò dopo alcuni decenni di attività, raccoglie
canzoni che composi a 15, 16 anni quando sognavo di fare la
popstar ed altre composte intorno a trent’anni. Subirono decine e
decine di diversi arrangiamenti nel tempo. Addirittura più di un
arrangiatore ha contribuito, con cura estrema, a dare un’adeguata
connotazione ai brani. Cito Andrea e Paolo Amati, Toto Torquati,
Ezio Zaccagnini che ne fu il produttore artistico. Sono molto
affezionato a “Dentro un nuovo disordine” ed ho un magnifico
ricordo dell’eccellente lavoro di squadra, di una squadra
eterogenea. Ernesto Bassignano, noto giornalista, definì
“internazionale” il sound che riuscimmo ad ottenere. Il mio
secondo lavoro è, nel bene e nel male, la vera istantanea del
periodo che sto vivendo. In questo momento avevo voglia di quei
precisi sapori e colori, che gli strumenti presenti nel CD e le
parole scandite suonassero esattamente in questo modo. Mi sembra
che Stelle in Eccedenza sia il mio lavoro “d’autore”,
probabilmente meno immediato del precedente ma, alla lunga, credo
possa entrare a fondo nel cuore e nella testa degli ascoltatori.
Anche la sua veste grafica e la qualità del packaging sia parte
integrante del contenuto, importante quanto i testi e i musicisti
che ci hanno suonato. E’ stato un tentativo di coinvolgere anche
altri sensi; la scelta della carta utilizzata per il libretto
interno e per il contenitore per un primo approccio tattile o
quella dell’immagine di copertina e dei disegni all’interno,
realizzati da Marianna Fulvi, sensibile e giovane disegnatrice.
La musica vive una
profonda crisi, pensi si possa fare qualcosa per risollevarne le
sorti?
Non è solo un problema italiano. Credo si debba ripartire dai
concerti dal vivo e dalla collaborazione fra gli artisti. E da un
atteggiamento radicale. Dario Salvatori, raccontando giorni fa del
buon vecchio “Folkstudio”, sottolineava il fatto, secondo me
sacrosanto, che nel periodo d’oro della musica d’autore gli
artisti erano selettivi e rigorosi, facevano delle scelte
impopolari e assolute. Oggi, ancora sua riflessione ma che
condivido in pieno, il sogno di un giovane musicista è quello di
essere presente ovunque, sul palco del Festivalbar e nei centri
sociali, sui giornali di gossip e in una pagina di Micromega, al
raduno del Primo Maggio e nel salotto buono della domenica
televisiva. Per dirla con una provocazione che potrebbe suonare
autolesionistica, credo che bisognerebbe non cercare il consenso
assoluto e di essere da tutti capiti e recepiti. In poche parole
tornare o provare ad essere se stessi.
Che progetti ha Fabrizio
Emigli per il futuro?
Suonare allo Sferisterio di Macerata ed essere uno degli “otto” a
Musicultura (più che un progetto, una speranza)… Promuovere
ancora “Stelle in Eccedenza” unendo le forze di autoproduzione al
lavoro prezioso dell'etichetta APbeat che ha creduto nel progetto
e presentarlo ancora dal vivo con gli stessi musicisti che lo
hanno arrangiato e suonato… E magari, alla fine, trovarsi fra le
mani una manciata di nuove canzoni per continuare il viaggio…
(da APbeat)
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